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Questões de Língua Portuguesa

Mais de 100 mil questões encontradas

  1. Questão 861

    ID 3395375

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Aquisição de Segunda Língua

    Ano: 2024 Banca: IVIN - Instituto Vicente Nelson Órgão: Prefeitura Municipal de São Domingos do Capim


    O ensino da Língua Portuguesa como Segunda Língua (L2) para surdos, é uma área importante da educação inclusiva. Segundo Brochado (2003), a criança surda passa por estágios de interlíngua no seu desenvolvimento da escrita em Português. De acordo com o autor, assinale a alternativa correta que apresenta as características do estágio Interlíngua 3:

    Alternativas da questão 3395375
  2. Questão 862

    ID 3395356

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Análise Vocabular

    Ano: 2024 Banca: Instituto Consulplan Órgão: Secretaria de Estado da Educação do Paraná


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    Il verbo “combaciare”, presente nell'annuncio sopra, è un verbo la cui etimologia proviene dalla preposizione “con” e dal verbo “baciare”. Indica, tra i verbi sotto quale, etimologicamente, NON proviene da una preposizione + verbo:

    Alternativas da questão 3395356
  3. Questão 863

    ID 3395337

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Linguagem Mista (Verbo-Visual)

    Ano: 2024 Banca: FUNDATEC - Fundação Universidade Empresa de Tecnologia e Ciências Órgão: Prefeitura Municipal de Criciúma


    Assinale a alternativa correta sobre as diferenças entre a Libras e a Língua Portuguesa.

    Alternativas da questão 3395337
  4. Questão 864

    ID 3395336

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Análise Morfológica

    Ano: 2024 Banca: FEPESE - Fundação de Estudos e Pesquisas Socioeconômicos Órgão: Prefeitura Municipal de Balneário Camboriú


    Os estudos linguísticos no âmbito da Morfologia têm como foco os(as):

    Alternativas da questão 3395336
  5. Questão 865

    ID 3395327

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Função Metalinguística

    Ano: 2024 Banca: ITAME - Instituto de Consultoria e Concursos Órgão: Prefeitura Municipal de Baliza


    A defesa de que o bilinguismo se traduz em aumento da capacidade de considerar a linguagem como objeto de reflexão, manejando forma e função e que esta é uma das características que facilita toda a aprendizagem linguística que conduz a melhores desempenhos escolares da criança surda remente ao conceito de capacidades

    Alternativas da questão 3395327
  6. Questão 866

    ID 3395325

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Linguagem Mista (Verbo-Visual)

    Ano: 2024 Banca: Instituto ACCESS - ACCESS Órgão: Prefeitura Municipal de Domingos Martins


    Texto para as questões 42 e 43

    La sicurezza nell’uso degli apparecchi telefonici

    Dicono che esista una specie di paura a restare disconnessi. Guardiamo sempre il telefonino per capire se la batteria durerà o se c’è abbastanza campo per chattare, per comunicare al mondo che stiamo lavorando, mangiando, dormendo o solo per comunicare le nostre banalità!

    Dobbiamo per forza far sapere a tutti se amiamo o soffriamo e vogliamo saperlo anche degli altri. Ma dobbiamo farlo proprio mentre guidiamo? Dobbiamo investire qualcuno sulle strisce per mettere un “mi piace” o per trovare una faccina sulla tastiera?

    Fermiamoci un attimo, no? Una telefonata non sempre allunga la vita… A volte la taglia.

    (https://www.asaps.it/70487-_la_sicurezza_nell_uso_dei_telefonini_alla_guida.html)



    Il testo “La sicurezza nell’uso degli apparecchi telefonici” fa parte della campagna dell’Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale (ASAPS) contro l’uso del cellulare alla guida. Riguardo al testo e all’immagine usati nella campagna, verifica quali affermazioni sono corrette.

    I. Le due domande presentate nel secondo paragrafo del testo sono retoriche e servono a far riflettere sull’argomento della campagna.

    II. Non è possibile capire la frase “Un messaggio a volte accorcia la vita” senza l’immagine che l’accompagna.

    III. L’immagine di un incidente stradale provocato dall’uso del cellulare alla guida ha la funzione di avvertire il pubblico sul pericolo di questa pratica.

    IV. Nel testo, le parole “cellulare” e “telefonino” sono sinonime.

    Alternativas da questão 3395325
  7. Questão 867

    ID 3395265

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Derivação Imprópria (Conversão)

    Ano: 2024 Banca: COPEVE/UFAL - FUNDEPES Órgão: Prefeitura Municipal de Viçosa - AL


    Uma das principais funções da morfologia é a mudança de classe, isto é, a utilização da ideia de uma palavra em outra classe gramatical. Assim, forma-se um novo sinal para se utilizar o significado de um sinal já existente num contexto que requer uma classe gramatical diferente. Em Libras, já foi observada a possibilidade de derivar nomes de verbos (ou vice-versa). Assinale a alternativa que identifica como ocorre esse tipo de derivação.

    Alternativas da questão 3395265
  8. Questão 868

    ID 3395239

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Aquisição de Segunda Língua

    Ano: 2024 Banca: IFSULDEMINAS - Instituto Federal de Educação, Ciência e Tecnologia do Sul de Minas Gerais Órgão: Instituto Federal de Educação, Ciência e Tecnologia do Sul de Minas Gerais


    Investigar a aprendizagem de segunda língua diz respeito ao estudo de diferentes aspectos relacionados à aquisição, ao aperfeiçoamento e ao uso de línguas estrangeiras. Isso inclui:

    1. A análise de métodos de ensino e estratégias de aprendizagem.

    2. A Psicolinguística.

    3. A gramática e o vocabulário.

    4. A cultura e a comunicação intercultural.

    O resultado da somatória dos números correspondentes às afirmações corretas é:

    Alternativas da questão 3395239
  9. Questão 869

    ID 3395237

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Novela

    Ano: 2024 Banca: Instituto Consulplan Órgão: Secretaria de Estado da Educação do Paraná


    Leggi la novela “Libertà” di Giovanni Verga sotto riportata e rispondi alle domande da 18 a 32.

    LIBERTÀ di Giovanni Verga

    La novella uscì originariamente su “La Domenica letteraria” nel 1882, poi nel 1883 fu raccolta nelle “Novelle Rusticane”. E’ ispirata ad un fatto storico, relativo all’approssimarsi, nel 1860, delle truppe garibaldine, quando i contadini di un piccolo paese, Bronte, alle falde dell’Etna, interpretando, a loro modo, il proclama di Marsala che incitava alla lotta antiborbonica, si convinsero che si stesse costituendo un nuovo ordine sociale. Sognarono di poter essere finalmente liberati dalla miseria, si ribellarono massacrando i possidenti e i borghesi. Per bloccare l’espandersi della rivolta in direzione non in sintonia con il progetto garibaldino, fu inviato nel paese Nino Bixio, luogotenente del generale, per soffocare la rivolta, fece subito fucilare, come esempio, alcuni ribelli. Gli altri furono rinviati al processo e subirono pesanti condanne, con cui pagarono il prezzo del sogno della libertà.

    Sciorinarono dal campanile un fazzoletto a tre colori, suonarono le campane a stormo, e cominciarono a gridare in piazza: – Viva la libertà! – Come il mare in tempesta. La folla spumeggiava e ondeggiava davanti al casino dei galantuomini, davanti al Municipio, sugli scalini della chiesa: un mare di berrette bianche; le scuri e le falci che luccicavano. Poi irruppe in una stradicciuola.

    – A te prima, barone! che hai fatto nerbare la gente dai tuoi campieri! – Innanzi a tutti gli altri una strega, coi vecchi capelli irti sul capo, armata soltanto delle unghie. – A te, prete del diavolo! che ci hai succhiato l'anima!

    – A te, ricco epulone, che non puoi scappare nemmeno, tanto sei grasso del sangue del povero! – A te, sbirro! che hai fatto la giustizia solo per chi non aveva niente! – A te, guardaboschi! che hai venduto la tua carne e la carne del prossimo per due tarì al giorno! –

    E il sangue che fumava ed ubbriacava. Le falci, le mani, i cenci, i sassi, tutto rosso di sangue! – Ai galantuomini! Ai cappelli! Ammazza! ammazza! Addosso ai cappelli!

    Don Antonio sgattaiolava a casa per le scorciatoie. Il primo colpo lo fece cascare colla faccia insanguinata contro il marciapiede. – Perché? perché mi ammazzate? – Anche tu! al diavolo! – Un monello sciancato raccattò il cappello bisunto e ci sputò dentro. – Abbasso i cappelli! Viva la libertà! – Te'! tu pure! – Al reverendo che predicava l'inferno per chi rubava il pane. Egli tornava dal dir messa, coll'ostia consacrata nel pancione. – Non mi ammazzate, ché sono in peccato mortale! – La gnà Lucia, il peccato mortale; la gnà Lucia che il padre gli aveva venduta a 14 anni, l'inverno della fame, e riempiva la Ruota e le strade di monelli affamati. Se quella carne di cane fosse valsa a qualche cosa, ora avrebbero potuto satollarsi, mentre la sbrandellavano sugli usci delle case e sui ciottoli della strada a colpi di scure. Anche il lupo allorché capita affamato in una mandra, non pensa a riempirsi il ventre, e sgozza dalla rabbia. – Il figliuolo della Signora, che era accorso per vedere cosa fosse – lo speziale, nel mentre chiudeva in fretta e in furia – don Paolo, il quale tornava dalla vigna a cavallo del somarello, colle bisacce magre in groppa. Pure teneva in capo un berrettino vecchio che la sua ragazza gli aveva ricamato tempo fa, quando il male non aveva ancora colpito la vigna. Sua moglie lo vide cadere dinanzi al portone, mentre aspettava coi cinque figliuoli la scarsa minestra che era nelle bisacce del marito. – Paolo! Paolo! – Il primo lo colse nella spalla con un colpo di scure. Un altro gli fu addosso colla falce, e lo sventrò mentre si attaccava col braccio sanguinante al martello.

    Ma il peggio avvenne appena cadde il figliolo del notaio, un ragazzo di undici anni, biondo come l'oro, non si sa come, travolto nella folla. Suo padre si era rialzato due o tre volte prima di strascinarsi a finire nel mondezzaio, gridandogli: – Neddu! Neddu! – Neddu fuggiva, dal terrore, cogli occhi e la bocca spalancati senza poter gridare. Lo rovesciarono; si rizzò anch'esso su di un ginocchio come suo padre; il torrente gli passò di sopra; uno gli aveva messo lo scarpone sulla guancia e glie l'aveva sfracellata; nonostante il ragazzo chiedeva ancora grazia colle mani. – Non voleva morire, no, come aveva visto ammazzare suo padre; – strappava il cuore! – Il taglialegna, dalla pietà, gli menò un gran colpo di scure colle due mani, quasi avesse dovuto abbattere un rovere di cinquant'anni – e tremava come una foglia. – Un altro gridò: – Bah! egli sarebbe stato notaio, anche lui!

    Non importa! Ora che si avevano le mani rosse di quel sangue, bisognava versare tutto il resto. Tutti! tutti i cappelli! – Non era più la fame, le bastonate, le soperchierie che facevano ribollire la collera. Era il sangue innocente. Le donne più feroci ancora, agitando le braccia scarne, strillando l'ira in falsetto, colle carni tenere sotto i brindelli delle vesti. – Tu che venivi a pregare il buon Dio colla veste di seta! – Tu che avevi a schifo d'inginocchiarti accanto alla povera gente! – Te'! Te'! – Nelle case, su per le scale, dentro le alcove, lacerando la seta e la tela fine. Quanti orecchini su delle facce insanguinate! e quanti anelli d'oro nelle mani che cercavano di parare i colpi di scure!

    La baronessa aveva fatto barricare il portone: travi, carri di campagna, botti piene, dietro; e i campieri che sparavano dalle finestre per vender cara la pelle. La folla chinava il capo alle schiopettate, perché non aveva armi da rispondere. Prima c'era la pena di morte a chi tenesse armi da fuoco. – Viva la libertà! – E sfondarono il portone. Poi nella corte, sulla gradinata, scavalcando i feriti. Lasciarono stare i campieri. – I campieri dopo! – I campieri dopo! – Prima volevano le carni della baronessa, le carni fatte di pernici e di vin buono. Ella correva di stanza in stanza col lattante al seno, scarmigliata – e le stanze erano molte. Si udiva la folla urlare per quegli andirivieni, avvicinandosi come la piena di un fiume. Il figlio maggiore, di 16 anni, ancora colle carni bianche anch'esso, puntellava l'uscio colle sue mani tremanti, gridando: – Mamà! mamà! – Al primo urto gli rovesciarono l'uscio addosso. Egli si afferrava alle gambe che lo calpestavano. Non gridava più. Sua madre s'era rifugiata nel balcone, tenendo avvinghiato il bambino, chiudendogli la bocca colla mano perché non gridasse, pazza. L'altro figliolo voleva difenderla col suo corpo, stralunato, quasi avesse avuto cento mani, afferrando pel taglio tutte quelle scuri. Li separarono in un lampo. Uno abbrancò lei pei capelli, un altro per i fianchi, un altro per le vesti, sollevandola al di sopra della ringhiera. Il carbonaio le strappò dalle braccia il bambino lattante. L'altro fratello non vide niente; non vedeva altro che nero e rosso. Lo calpestavano, gli macinavano le ossa a colpi di tacchi ferrati; egli aveva addentato una mano che lo stringeva alla gola e non la lasciava più. Le scuri non potevano colpire nel mucchio e luccicavano in aria. E in quel carnevale furibondo del mese di luglio, in mezzo agli urli briachi della folla digiuna, continuava a suonare a stormo la campana di Dio, fino a sera, senza mezzogiorno, senza avemaria, come in paese di turchi.

    Cominciavano a sbandarsi, stanchi della carneficina, mogi, mogi, ciascuno fuggendo il compagno. Prima di notte tutti gli usci erano chiusi, paurosi, e in ogni casa vegliava il lume. Per le stradicciuole non si udivano altro che i cani, frugando per i canti, con un rosicchiare secco di ossa, nel chiaro di luna che lavava ogni cosa, e mostrava spalancati i portoni e le finestre delle case deserte.

    Aggiornava; una domenica senza gente in piazza né messa che suonasse. Il sagrestano s'era rintanato; di preti non se ne trovavano più. I primi che cominciarono a far capannello sul sagrato si guardavano in faccia sospettosi; ciascuno ripensando a quel che doveva avere sulla coscienza il vicino. Poi, quando furono in molti, si diedero a mormorare. – Senza messa non potevano starci, un giorno di domenica, come i cani! – Il casino dei galantuomini era sbarrato, e non si sapeva dove andare a prendere gli ordini dei padroni per la settimana. Dal campanile penzolava sempre il fazzoletto tricolore, floscio, nella caldura gialla di luglio. E come l'ombra s'impiccioliva lentamente sul sagrato, la folla si ammassava tutta in un canto. Fra due casucce della piazza, in fondo ad una stradicciola che scendeva a precipizio, si vedevano i campi giallastri nella pianura, i boschi cupi sui fianchi dell'Etna. Ora dovevano spartirsi quei boschi e quei campi. Ciascuno fra sé calcolava colle dita quello che gli sarebbe toccato di sua parte, e guardava in cagnesco il vicino. – quella dei galantuomini! – Il taglialegna brandiva in aria la mano quasi ci avesse ancora la scure.

    – Libertà voleva dire che doveva essercene per tutti! – Quel Nino Bestia, e quel Ramurazzo, avrebbero preteso di continuare le prepotenze dei cappelli! – Se non c'era più il perito per misurare la terra, e il notaio per metterla sulla carta, ognuno avrebbe fatto a riffa e a raffa! – E se tu ti mangi la tua parte all'osteria, dopo bisogna tornare a spartire da capo? – Ladro tu e ladro io –. Ora che c'era la libertà, chi voleva mangiare per due avrebbe avuto la sua festa come quella dei galantuomini! – Il taglialegna brandiva in aria la mano quasi ci avesse ancora la scure.

    Il giorno dopo si udì che veniva a far giustizia il generale, quello che faceva tremare la gente. Si vedevano le camicie rosse dei suoi soldati salire lentamente per il burrone, verso il paesetto; sarebbe bastato rotolare dall'alto delle pietre per schiacciarli tutti. Ma nessuno si mosse. Le donne strillavano e si strappavano i capelli. Ormai gli uomini, neri e colle barbe lunghe, stavano sul monte, colle mani fra le cosce, a vedere arrivare quei giovanetti stanchi, curvi sotto il fucile arrugginito, e quel generale piccino sopra il suo gran cavallo nero, innanzi a tutti, solo.

    Il generale fece portare della paglia nella chiesa, e mise a dormire i suoi ragazzi come un padre. La mattina, prima dell'alba, se non si levavano al suono della tromba, egli entrava nella chiesa a cavallo, sacramentando come un turco. Questo era l'uomo. E subito ordinò che glie ne fucilassero cinque o sei, Pippo, il nano, Pizzanello, i primi che capitarono. Il taglialegna, mentre lo facevano inginocchiare addosso al muro del cimitero, piangeva come un ragazzo, per certe parole che gli aveva dette sua madre, e pel grido che essa aveva cacciato quando glie lo strapparono dalle braccia. Da lontano, nelle viuzze più remote del paesetto, dietro gli usci, si udivano quelle schioppettate in fila come i mortaletti della festa.

    Dopo arrivarono i giudici per davvero, dei galantuomini cogli occhiali, arrampicati sulle mule, disfatti dal viaggio, che si lagnavano ancora dello strapazzo mentre interrogavano gli accusati nel refettorio del convento, seduti di fianco sulla scranna, e dicendo – ahi! – ogni volta che mutavano lato. Un processo lungo che non finiva più. I colpevoli li condussero in città, a piedi, incatenati a coppia, fra due file di soldati col moschetto pronto. Le loro donne li seguivano correndo per le lunghe strade di campagna, in mezzo ai solchi, in mezzo ai fichidindia, in mezzo alle vigne, in mezzo alle biade color d'oro, trafelate, zoppicando, chiamandoli a nome ogni volta che la strada faceva gomito, e si potevano vedere in faccia i prigionieri. Alla città li chiusero nel gran carcere alto e vasto come un convento, tutto bucherellato da finestre colle inferriate; e se le donne volevano vedere i loro uomini, soltanto il lunedì, in presenza dei guardiani, dietro il cancello di ferro. E i poveretti divenivano sempre più gialli in quell'ombra perenne, senza scorgere mai il sole. Ogni lunedì erano più taciturni, rispondevano appena, si lagnavano meno. Gli altri giorni, se le donne ronzavano per la piazza attorno alla prigione, le sentinelle minacciavano col fucile. Poi non sapere che fare, dove trovare lavoro nella città, né come buscarsi il pane. Il letto nello stallazzo costava due soldi; il pane bianco si mangiava in un boccone e non riempiva lo stomaco; se si accoccolavano a passare una notte sull'uscio di una chiesa, le guardie le arrestavano. A poco a poco rimpatriarono, prima le mogli, poi le mamme. Un bel pezzo di giovinetta si perdette nella città e non se ne seppe più nulla. Tutti gli altri in paese erano tornati a fare quello che facevano prima. I galantuomini non potevano lavorare le loro terre colle proprie mani, e la povera gente non poteva vivere senza i galantuomini. Fecero la pace. L'orfano dello speziale rubò la moglie a Neli Pirru, e gli parve una bella cosa, per vendicarsi di lui che gli aveva ammazzato il padre. Alla donna che aveva di tanto in tanto certe ubbie, e temeva che suo marito le tagliasse la faccia, all'uscire dal carcere, egli ripeteva: – Sta tranquilla che non ne esce più –. Ormai nessuno ci pensava; solamente qualche madre, qualche vecchiarello, se gli correvano gli occhi verso la pianura, dove era la città, o la domenica, al vedere gli altri che parlavano tranquillamente dei loro affari coi galantuomini, dinanzi al casino di conversazione, col berretto in mano, e si persuadevano che all'aria ci vanno i cenci.

    Il processo durò tre anni, nientemeno! tre anni di prigione e senza vedere il sole. Sicché quegli accusati parevano tanti morti della sepoltura, ogni volta che li conducevano ammanettati al tribunale. Tutti quelli che potevano erano accorsi dal villaggio: testimoni, parenti, curiosi, come a una festa, per vedere i compaesani, dopo tanto tempo, stipati nella capponaia – ché capponi davvero si diventava là dentro! e Neli Pirru doveva vedersi sul mostaccio quello dello speziale, che s'era imparentato a tradimento con lui! Li facevano alzare in piedi ad uno ad uno. – Voi come vi chiamate? – E ciascuno si sentiva dire la sua, nome e cognome e quel che aveva fatto. Gli avvocati armeggiavano, fra le chiacchiere, coi larghi maniconi pendenti, e si scalmanavano, facevano la schiuma alla bocca, asciugandosela subito col fazzoletto bianco, tirandoci su una presa di tabacco. I giudici sonnecchiavano, dietro le lenti dei loro occhiali, che agghiacciavano il cuore. Di faccia erano seduti in fila dodici galantuomini, stanchi, annoiati, che sbadigliavano, si grattavano la barba, o ciangottavano fra di loro. Certo si dicevano che l'avevano scappata bella a non essere stati dei galantuomini di quel paesetto lassù, quando avevano fatto la libertà. E quei poveretti cercavano di leggere nelle loro facce. Poi se ne andarono a confabulare fra di loro, e gli imputati aspettavano pallidi, e cogli occhi fissi su quell'uscio chiuso. Come rientrarono, il loro capo, quello che parlava colla mano sulla pancia, era quasi pallido al pari degli accusati, e disse: – Sul mio onore e sulla mia coscienza!

    Il carbonaio, mentre tornavano a mettergli le manette, balbettava: – Dove mi conducete? – In galera? – O perché? Non mi è toccato neppure un palmo di terra! Se avevano detto che c'era la libertà!...



    E’ [...] inutile rimproverare a Verga di non essere stato obiettivo a proposito di Bronte perché non intendeva esserlo: quell’evento storico è stato per lui solo un pretesto per parlare di qualcosa di più generale. [...] Direi che ci parla del tentativo (inevitabilmente) fallimentare di modificare un mondo bloccato, arretrato, ‘meridionale’ in senso lato; ci parla di una Rivoluzione mancata e del senso di frustrazione, rabbia e disperazione che ne deriva; ci parla in conclusione dell’altra faccia di un sistema-nazione, [...] e ce ne parla nella persuasione che quel fallimento avvenuto in periferia getta luce sulle contraddizioni e illusioni che interessano in primis il centro. Sembra che Verga contrapponga alle illusioni del cosiddetto progresso la fatalità, il senso di un eterno ritorno dell’uguale, di una natura umana immodificabile.

    (Di S. Brugnolo.)

    La critica sopra citata introduce UNA delle caratteristiche della novella verghiana. Indica, tra quelle presentati sotto, quale tema NON è presente nel racconto.

    Alternativas da questão 3395237
  10. Questão 870

    ID 3395193

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Linguagem Mista (Verbo-Visual)

    Ano: 2024 Banca: PROMUN - Projetos para Municípios Órgão: Prefeitura Municipal de Campos do Jordão


    Utilize a linguagem de Libras para a prova de vídeo, reproduzindo as seguintes frases que serão lidas pelo aplicador (questões 31 a 40):



    A palavra é ouvida, contudo, certos elementos fonéticos escapam ao indivíduo. Este tipo de surdez não provoca atrasos na aquisição da linguagem, porém há dificuldades em ouvir uma conversa normal.

    Alternativas da questão 3395193
  11. Questão 871

    ID 3395190

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Palavras Simples e Compostas

    Ano: 2024 Banca: FUNCERN - Fundação de Apoio à Educação e ao desenvolvimento Tecnológico do RN Órgão: Prefeitura Municipal de Guamaré


    “[...], a composição é um processo de formação de palavras que utiliza estruturas sintáticas para fins lexicais. A própria estruturação geral do processo de composição se relaciona com a natureza de sua função, que é inteiramente diferente do da derivação: enquanto na derivação tem-se a expressão de noções comuns e gerais, a composição é um processo que vai permitir categorizações cada vez mais particulares” (QUADROS, 2007). De acordo com o excerto, os sinais compostos são:

    Alternativas da questão 3395190
  12. Questão 872

    ID 3395180

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Variação Diatópica (Geográfica)

    Ano: 2024 Banca: FACET Concursos Órgão: Prefeitura Municipal de Princesa Isabel


    Há vários tipos de níveis de variantes linguísticas: dialetal (na dimensão territorial, social, idade e sexo) e registro, que envolve o grau de formalismo (nível de formalidade e informalidade). Com base na variação linguística territorial em Libras, conhecida como regionalismo linguístico, assinale a alternativa que corresponde a um léxico que NÃO passa por este fenômeno:

    Alternativas da questão 3395180
  13. Questão 873

    ID 3395177

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Dêitico

    Ano: 2024 Banca: FURB - Universidade de Blumenau Órgão: Universidade Regional de Blumenau


    Na Libras, os referentes não presentes são referidos de forma_______________ no sentido de estabelecerem co-referência com o seu antecedente. Sua interpretação completa depende dos elementos introduzidos durante a conversação. Todos os pronomes de terceira pessoa são _________________ no sentido de eles "localizarem" o referente fora do discurso.

    Assinale a alternativa que correta e respectivamente preenche as lacunas no excerto:

    Alternativas da questão 3395177
  14. Questão 874

    ID 3395172

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Mensagem

    Ano: 2024 Banca: FURB - Universidade de Blumenau Órgão: Universidade Regional de Blumenau


    O processo interpretativo, por Seleskovitch (1978), ocorre do seguinte modo:

    I. Percepção auditiva de um enunciado linguístico, que é portador de significado. Apreensão da língua e compreensão da mensagem por meio de um processo de análise e exegese.

    II. Abandono imediato e intencional das palavras e retenção da representação mental da mensagem (conceitos, ideias etc.).

    III. Produção de um novo enunciado na língua-alvo, que deve atender a dois requisitos: expressar a mensagem original completa e ser voltado para o destinatário.

    É correto o que se afirma em:

    Alternativas da questão 3395172
  15. Questão 875

    ID 3395134

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Recomendações

    Ano: 2024 Banca: IDESG - Instituto de Desenvolvimento Social e Tecnologia Órgão: Câmara Municipal de Areal


    A redação oficial exige clareza, coesão e coerência. Considere a seguinte situação: um recepcionista precisa redigir um e-mail para um fornecedor solicitando a entrega de materiais. Qual das opções abaixo demonstra o uso correto dessas características?

    Alternativas da questão 3395134
  16. Questão 876

    ID 3395133

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Linguagem Mista (Verbo-Visual)

    Ano: 2024 Banca: FURB - Universidade de Blumenau Órgão: Prefeitura Municipal de Blumenau


    De acordo com Karin Strobel (2008), em sua obra As imagens do outro sobre a cultura surda, a autora apresenta oito artefatos culturais que constituem a cultura surda. Em relação à classificação desse sistema, dentro dos artefatos culturais propostos por Strobel, o SignWriting é considerado um artefato de:

    Alternativas da questão 3395133
  17. Questão 877

    ID 3395110

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Linguagem Não Verbal

    Ano: 2024 Banca: IASP - Instituto de Avaliação, Seleção e Pesquisa LTDA Órgão: Prefeitura Municipal de São Sebastião do Alto


    Assinale a alternativa que indica a principal característica que diferencia a Libras de outras formas de linguagem:

    Alternativas da questão 3395110
  18. Questão 878

    ID 3395073

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Linguagem Não Verbal

    Ano: 2024 Banca: IGEDUC - Instituto de Apoio à Gestão e Educação Órgão: Prefeitura Municipal de Salgueiro


    Julgue os itens subsequentes.



    A questão do movimento nas línguas de sinais sugere que as alterações perceptuais associadas à aquisição de um sistema linguístico formal, como a Língua de Sinais, são independentes do modo de transmissão da linguagem. Isso significa que a experiência linguística, seja ela adquirida através de uma língua falada ou sinalizada, tem um impacto significativo na percepção dos elementos da linguagem, destacando a plasticidade do cérebro humano em adaptar-se às diferentes modalidades linguísticas.

    Alternativas da questão 3395073
  19. Questão 879

    ID 3395048

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assunto: Metáfora

    Ano: 2024 Banca: CETEC - Centro de Educação Tecnológica do Estado do Ceará Órgão: Secretaria de Educação do Estado do Ceará


    No Brasil, a metáfora na língua de sinais brasileira foi tema de dissertação defendida por Faria (2003), onde teceu delineamentos teóricos acerca desse tipo de figura de linguagem, buscando alicerces nos estudos de metáforas na ASL (língua de sinais americana). Desta forma, a metáfora pode ser classificada em três categorias: equivalente, semelhante e diferente. Analise as glosas abaixo, correlacione com os tipos de metáfora e assinale a opção CORRETA:

    1. Metáfora Semelhante

    2. Metáfora Equivalente

    3. Metáfora Diferente

    (3) [MÃOS-DURAS]

    (2) [ENTRAR-NUM-OLHO-E-SAIR-NO-OUTRO]

    (1 ) [SEGURAR-VELA]

    Alternativas da questão 3395048
  20. Questão 880

    ID 3395042

    Disciplina: Língua Portuguesa

    Assuntos: Flexão Verbal de Número (Singular, Plural)

    Ano: 2024 Banca: Instituto Verbena Órgão: Prefeitura Municipal de Rio Branco


    As línguas de sinais e as línguas orais apresentam uma gramática constituída por formas que os sinalizantes e falantes utilizam para se comunicar. Para expressar quantidade, negação, argumento e intensidade, os sinais e palavras são modificados. Nas línguas orais, esse processo é chamado de

    Alternativas da questão 3395042
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